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Quarto Centenario della nascita di san Carlo da Sezze

publicado a la‎(s)‎ 29 abr. 2013 8:23 por San Francesco A Ripa

Cari fratelli, pace e bene.

San Carlo da Sezze (19 ottobre 1613 – 2013)

Santità nel Seicento

Oltre al Beato Bonaventura da Barcellona e a san Tommaso da Cori, la nostra Provincia ha avuto nel Seicento tanti altri confratelli morti in concetto di santità, alcuni dei quali hanno avuto il riconoscimento del culto da parte della chiesa. Ad aprire la gloriosa e lunga fila è San Carlo da Sezze. Si chiamava Gian Carlo Melchiorri ed era nato a Sezze (Latina) il 19 ottobre 1613. Trascorse gli anni della fanciullezza e dell’adolescenza lavorando nei campi o badando al gregge paterno. A 22 anni si fece frate Minore tra i Riformati, compì il noviziato a Nazzano e professò la Regola con i voti solenni il 19 maggio 1633, rimanendo semplice fratello laico. Avrebbe voluto partire missionario in India, ma i superiori disposero altrimenti. Per tre volte, come racconta lui stesso nell’Autobiografia, chiese di andare missionario, per morire martire. Due volte gli fu rifiutato causa la giovane età. La terza volta aveva perfino inoltrato già regolare domanda al Cardinale Barberini, ma una malattia improvvisa lo costrinse al ricovero all’infermeria di San Francesco a Ripa. Commenta amaramente fra Carlo: "E da qui conobbi chiaramente che la volontà di Dio era che non morissi martire, ma che abbracciassi il martirio della santa obbedienza".

Visse così la sua vita religiosa come questuante, ortolano, cuoco e sagrestano nei conventi di Ponticelli, Palestrina, Carpineto, San Francesco a Ripa e San Pietro in Montorio. Fu un vero frate minore, con l’anima invasa da mistica letizia. Espresse tutta la sua veemenza interiore in canti spirituali, degni di essere accostati a quelli di San Giovanni della Croce; in opere mistiche di grande spessore teologico, fatte oggetto di meraviglia da parte degli studiosi, data la scarsa preparazione culturale di fra Carlo. Tra le opere conservate e pubblicate ricordiamo: Le Tre Vie, il Sacro Settenario, i Discorsi della vita di Gesù, l’Autobiografia, scritta per ordine del confessore (la cui pubblicazione fu curata da P. Raimondo Sbardella, ndr). Non ci meravigliamo se a proposito di tutta questa vasta produzione si è parlato di scienza infusa, di un dono straordinario dello Spirito Santo. Giustamente san Carlo da Sezze può essere annoverato tra i più grandi mistici del suo tempo. La sua vita è stata un’esperienza continua, ricca di fede semplice, umile, tutta pervasa di amore ardente verso Dio e verso il prossimo. Fu devotissimo della Passione di Cristo, dell’Eucaristia e dell’Immacolata. Il Signore lo ha degnato di fenomeni mistici, quali l’estasi, rapimenti, profezie, rivelazioni e miracoli. È impressionante ciò che accadde a fra Carlo nell’ottobre del 1648. Mentre pregava nella chiesa di San Giuseppe a Capo le Case, il suo cuore fu trafitto da un dardo di luce, partito dall’Ostia consacrata al momento della elevazione. Una trafittura riconosciuta e attestata dai medici dopo morte e rimasta tale per secoli nel cuore incorrotto. Una reliquia preziosissima rubata recentemente, ad opera di ladri. Fra Carlo da Sezze morì il 6 gennaio 1670 e fu dichiarato Santo da Giovanni XXIII il 12 aprile 1959.